giovedì 31 marzo 2011

Il poliziotto: un amico in più

L’Istituto Comprensivo di Montelabbate ha aderito al progetto “ Un poliziotto per amico ”.


Consiste nell’informare i giovani dei pericoli che si possono incontrare attraverso internet: adescamenti tramite social network vari come facebook, messenger, twitter, o alcuni siti “finti”, etc. Essi possono rivelarsi pericolosi per la sicurezza delle persone, soprattutto per i minorenni spesso vulnerabili o incoscienti.

Ci sono stati due incontri con poliziotti, addetti alla sicurezza minorile informatica,che hanno spiegato ai ragazzi come ci si può difendere da tali pericoli.

Nel primo incontro hanno spiegato, in particolare, come proteggere i computer attraverso antivirus, firewall, etc. Hanno raccomandato di tenere sempre aggiornati e informati i genitori di ciò che accade in rete. Ci sono stati diversi casi di ragazzi/e adolescenti che sono stati/e avvicinati/e da persone adulte che si sono finte qualcun altro e hanno imbastito relazioni che sono anche sfociate in rapporti sessuali.

Nel secondo incontro hanno parlato di alcuni reati che le persone possono commettere come furto, omicidio, violenza privata, spaccio, commercio o utilizzo di droghe, etc. e le rispettive “varianti” e “punizioni”.

Io penso che sia stata un’ottima idea da parte della scuola aderire a questo progetto perché è necessario che i ragazzi e le persone conoscano i rischi ai quali vanno incontro.

Daniele II C

Un poliziotto per amico

Montelabbate: Giovedi la scuola media G. Rossini


ha ospitato i poliziotti per un incontro con le classi

prime, seconde, terze.

Hanno spiegato come la CHAT possa essere pericolosa

e come i ragazzi si devono comportare in alcune

situazioni .

Nonostante il discorso fosse molto delicato, i ragazzi sono riusciti ad ascoltare le spiegazioni e anche a

fare qualche intervento .

La polizia ha comunicato che essi rispondevano alle domande e sapevano raccontare anche alcuni episodi.



Nel secondo incontro, che si è svolto due settimana fa,

hanno affrontato un altro discorso :la DROGA.

Secondo i poliziotti è stato molto importante discuterne

con i ragazzi perché è molto importante

avvisarli su quanto può essere pericoloso avere contatto con questa sostanza.

I poliziotti si sono resi conto anche di quanto i giovani ascoltatori fossero già informati e si sono congedati dicendo che sperano che queste due lezioni siano servite.

Secondo me gli incontri che abbiamo affrontato con i poliziotti sono stati molto importanti e interessanti perché ci possono servire per un futuro.

Stephanie II C

AMICI IN RETE

Ero lì, tranquillo, a messaggiare con i miei amici in rete, fuori una bella giornata.


Ad un tratto, qualcosa sul monitor lampeggiò.

Una richiesta d’amicizia, né “A” né “O”, accettai; continuando a fare ciò che stavo facendo senza dargli troppa importanza.

Poi ripensandoci, provai a scrivergli, colto dalla curiosità. Gli chiesi chi fosse, dove abitasse e cosa facesse nella vita.

Lui rispose in maniera molto educata, gentile e discreta: 20anni, di Riccione, cuoco Questo, di lui mi colpì, fidandomi senza problemi.

Dopo qualche mese decidemmo di incontrarci con la premessa di vederci insieme ad i miei amici, magari organizzando una passeggiata, ed una partita a calcio.

Lui accettò volentieri e ci raggiunse all’incontro.

Tutti noi passammo un bellissimo sabato, tra un gelato in viale ed una partita al campetto.

Lui era di qualche anno più grande di noi, aveva una bellissima 500 nuova-nuova e ci portò a fare un bel giro in Panoramica; quando poi si fece notte, ci accompagnò a casa uno ad uno, lasciando me per ultimo…

Il mese dopo facemmo la stessa cosa. Lo stesso il mese dopo ancora.

Ricordo che andammo avanti per un annetto, era praticamente uno di noi.

Il 25 di ottobre, come da manuale ci rincontrammo, questa volta, per la prima volta, fummo tutti invitati a casa sua. Una cena tra amici sembrava.

Come da persone educate andammo a lavarci le mani uno alla volta ma, cosa strana, non tornava mai nessuno dal bagno.

Prima di me andò Giorgio, e dopo di me più nessuno. Due minuti, due solamente ed un grido avvolse la casa, poco dopo un tonfo.

Penso di non essere mai stato così terrorizzato come quella volta. Correvo così veloce che mi sembrava di volare. Andai diretto al commissariato di polizia per raccontare l’accaduto ed il capo della polizia si diresse sul posto.

Il caro amico della rete ed i miei amici erano scomparsi nel nulla, come per incanto.

II C







ADDESCAMENTO IN CHAT

Quel giorno di novembre non fu mai dimenticato da Emily Bradly.


17-11-2007, questa è la data. E questi sono i fatti.

Era una fredda mattinata, ed Emily stava comodamente seduta sulla sua poltroncina in pelle di coniglio. Chattava con i suoi amici per aggiornarsi dei nuovi scoop scolastici data la sua assenza in questi giorni a causa di un malessere.

Improvvisamente il suono di una nuova notifica impaurì Emily; si affrettò ad aprire la cartella, questa volta però era una cartella speciale, privata.

Si trattava di una richiesta d’amicizia da parte di uno sconosciuto. Inconsciamente lei accettò, di certo non poteva sapere cosa le sarebbe accaduto. L’uomo volle subito avere un contatto con lei, ma malgrado la sua insistenza Emily non si fece influenzare e gli chiese come avesse avuto il suo contatto. L’adulto cercò di uscirne con ogni scusa possibile per far sì che la ragazza si convincesse della sua innocenza. Disse di averla contattata per caso avendo inserito un e-mail errata. Quando vide che Emily iniziò a fidarsi le propose un incontro amichevole...

Ma l’uomo voleva ben altro che un incontro amichevole!

Lei accettò e si salutarono.

Arrivato il fatidico giorno i due si videro in una caffetteria, non molto lontano da casa della ragazza. L’adulto non fu molto puntuale, ma si presentò ugualmente; fu molto sciolto nel conversare, mentre Emily non si sentiva a suo agio.

Il suo “nuovo amico” le propose un viaggio in moto dopodiché si sarebbero trattenuti per qualche oretta a casa sua. Lei accettò.

Si ricordò in quel momento dell’incontro che c’era stato a scuola con i poliziotti che avevano allertato i ragazzi sulla pericolosità delle amicizie nate nelle chat…

Mentre lui pagava il conto, Emily ne approfittò per andare in bagno .

Uscirono. La ragazza, preso il casco in mano, salì sulla moto dello sconosciuto e finalmente arrivarono all’appartamento.

Lui le prese la mano e l’accompagnò fino al portone tentando di darle un bacio, lei si tirò indietro ma lui insisteva strattonandola verso casa.

Nello stesso istante in cui la ragazza riusciva a liberarsi arrivò la polizia e arrestò il pedofilo oramai sgamato.

Emily aveva avuto la prontezza di telefonare alle forze dell’ordine nel bagno della caffetteria, ma la paura di essere ormai in trappola era stata tanta e si riteneva fortunata perché ne era uscita fuori appena in tempo!

Ringraziò gli uomini in divisa ; la sua famiglia, cui era stata amorevolmente riconsegnata, fece altrettanto.

Da allora decise che per un po’ avrebbe lasciato perdere le chat e ad ogni modo avrebbe concesso la sua amicizia solo agli amici che già conosceva nella vita reale.



Vanessa 
II C

Una brutta avventura

Martina viveva nel suo tranquillissimo appartamento a Livorno,con sua madre e suo padre.


La ragazza frequentava un istituto scolastico delle medie(3d) della città,aveva molte amiche e aveva un’ intensa vita sociale. Martina aveva anche Facebook,dove chattava con i suoi compagni.



Un giorno uno sconosciuto le chiese l’amicizia. La ragazza ci pensò un attimo:i suoi genitori non le avevano sempre detto di non fidarsi degli sconosciuti?Ma lei voleva soltanto sapere, dopotutto, se questo ragazzo le avrebbe fatto richieste strane. Se fosse stato così avrebbe potuto chiudere tranquillamente la conversazione. Accettò.

Seppe soltanto dopo che in quell’attimo commise il più grosso errore della sua vita.



L’uomo si presentò come un ragazzo di quindici anni, desideroso di conoscerla. Disse che si chiamava Adriano Perici e viveva nella sua stessa città, nella periferia, in campagna. Il ragazzo utilizzava un linguaggio adolescenziale, accattivante e nell’arco di cinque mesi divennero ottimi amici. La ragazza si fidava di lui. Soltanto le sue amiche seppero del rapporto che c’era fra di loro.

Al quinto mese di conoscenza Adriano chiese a Martina di raggiungerlo in campagna, e le disse:”Perché non porti qualcuno con te?Potremmo parlare tutti insieme,ok?”. Martina accettò dopo un momento di esitazione.

Decise che avrebbe condotto con sé Melissa,la sua intima amica. Il ragazzo diede loro il suo indirizzo.



Le ragazze dopo aver inventato una banale scusa ai loro genitori,presero un autobus e raggiunsero la fermata davanti alla casa di Adriano. Era piuttosto squallida e sporca, a giudicare dai muri coperti di sudiciume. Dalla casa uscì un uomo sulla quarantina, alto, robusto e forte con uno sguardo gelido e freddo. Disse in tono cordiale:”Ciao,ragazze,che ne dite di entrare dentro?Sono il padre di Adriano,arriverà fra poco”.

Le ragazze entrarono e l’uomo le condusse in garage,dove mostrò loro una interessante collezione di arnesi, ma mentre loro guardavano lui prese una corda e gliela strinse addosso,immobilizzandole. Poi tappò loro la bocca e afferrò gli arnesi, minacciando di ucciderle. Lui non era Adriano,ma un pazzo! A quel punto, fortunatamente si sentirono le sirene delle auto della polizia. I poliziotti irruppero nel garage e arrestarono l’uomo. Più tardi, le forze dell’ordine svelarono alle ragazze che i loro genitori, preoccupati per la loro prolungata assenza avevano informato i poliziotti che, intercettando l’autobus e interrogando l’autista, avevano scoperto dove si trovavano le ragazze. Martina e Melissa riabbracciarono piangendo i loro genitori e giurarono di non andare mai più in cerca di guai.





Leonardo  II C

L'abito di seta


Settembre 2006.



Il tempo cambia, l'estate vola e gli uccellini, che esprimevano la loro presenza attraverso una sinfonia di suoni, ora sono spariti lasciando un silenzio ed un vuoto enorme nelle anime di tutte quelle persone che in questo momento si disperano, all'idea di non poter più rivedere, quella fantastica, piccola, innocente ragazzina, che per colpa sua, solo e soltanto sua, ha dovuto lasciare la vita nelle mani della morte. ..

Tutto cominciò, per un pezzo di stoffa. Strano direi, ma non per lei. Possiamo dire che "EBAY" sia un complice di questo omicidio.

Brigitte Sallivan, all'età di tredici anni, decise che per il compleanno di sua madre quell'anno le avrebbe regalato un vestito di seta.

Andò su Ebay e, cercando, trovò un vestito di seta che catturò subito la sua attenzione, ignara che dietro a quell'abito ci fosse un assassino.

Il 15 settembre, il venditore le disse che avrebbe dovuto pagare e che per farlo avrebbero dovuto incontrarsi a Main Street. Lei esitò per un attimo ma alla fine, sicura del suo piano, decise di accettare di incontrare quel truffatore. Chiamò i carabinieri per farsi accompagnare dall'uomo.

Main street era una strada buia, priva di qualsiasi spiraglio di luce, da dove anche il più cattivo della mala sarebbe voluto scappare.

Il vento le faceva volare i capelli come fili di lana, e nei suoi occhi, vagava un mare di paura. Quando per la prima volta lo vide si fece coraggio perché sapeva che qualsiasi cosa sarebbe successa, i poliziotti erano lì pronti a entrare in azione, ma questo non bastò perché il malfattore prese la ragazzina, la girò di spalle le mise un braccio intorno al collo, così forte da non farla respirare, e le puntò una pistola alla testa. Gridando disse ai poliziotti " Se non abbassate le pistole, io le sparo!" I poliziotti ascoltarono ciò che aveva detto loro, e quando fecero quello stupido gesto, si sentì un colpo che rimbombò su tutta Main Street.

L'unica cosa che restava da fare a Brigitte era solo raggiungere la luce divina che era davanti a lei e lasciarsi alle spalle quel mondo maledetto che le aveva tolto l'unica cosa alla quale non avrebbe rinunciato mai.... la vita!



Gloria  II C

giovedì 17 marzo 2011

“IL POLIZIOTTO, UN AMICO IN PIÙ”


Il 21 febbraio a scuola è venuto il vice questore a parlarci dei rischi di internet e anche a spiegarci come tenere il computer protetto: attività utile a farci perdere delle ore di scuola, ma per altro superflua e, pensavamo, fuori luogo in quanto la “virtualità” è, ormai,  pane quotidiano. Noi trascorriamo tante ore del nostro tempo libero a navigare su internet, è diventata una piacevole abitudine e, come spesso ci riconoscono gli adulti, siamo anche molto bravi a farlo: conosciamo il linguaggio virtuale, sappiamo dove e come cercare qualsiasi informazione, ci piace chattare con i compagni e gli amici per condividere gioie e pene. Spesso, però, siamo degli sprovveduti, perché possediamo la “tecnica” per accedere a qualsiasi sito, ma non ci interessa né leggere contratti né informarci su possibili rischi. Per noi è un gioco “innocente” e non pensiamo che qualcuno potrebbe seriamente farci del male, attraverso il monitor. Il vice questore, invece, ci ha costretto a riflettere proprio sui possibili rischi e, quindi, sulla necessità che un adulto vigili sul minore che utilizza il computer.
Ha esordito raccontandoci ciò che è capitato a una ragazza della nostra età di Fano: si è ritrovata in una stanza di hotel con un quarantenne che aveva conosciuto chattando!?!?!.
Poi è passato ad informazioni “tecniche” di grandissima utilità per la nostra sicurezza.
Le piazze virtuali cui si deve fare maggiore attenzione sono: facebook e twitter, che sono dei social network, cioè siti in cui si può chattare con persone non sempre in buona fede.
Attraverso delle immagini il prefetto ci ha elencato i pericoli maggiori in cui si può incorrere:

  • adescamenti in chat,
  • droga on line,
  • frodi on line,
  • pedopornografia.

Per essere protetti da tutto ciò ci sono delle “pillole di sicurezza”, ossia delle azioni che una persona deve sempre assolutamente fare:
    1. installare e tenere aggiornato costantemente l’antivirus, attivare il firewall, tenere aggiornato il sistema del computer,
    2. installare un antispyware e aggiornarlo ( si evitano l’entrate di sofwere altrui);
    3. scegliere una password solida, composta almeno da caratteri alfanumerici e non lasciarla memorizzato nel computer;
    4. se si ricevono dei link da sconosciuti, stare attenti nell’aprirli;
    5. nelle pagine personali dei social network, limitare la visione dei propri dati personali solo alle persone con cui si vogliono condividere, utilizzando le opzioni sulla privacy;
    6. non usare la web-came con gli sconosciuti;
    7. chiedere ai propri genitori se si possono mettere immagini e/o video su yuotube o facebook, perché, il più delle volte,  non è più possibile rimuoverli definitivamente;
    8. non pubblicare foto o video di minori senza il consenso dei genitori (si rischia una denuncia);
    9. fare attenzione ai siti cloni che cercano di far inserire dati personali di accesso per poi rubarli;
    10. conoscere la “netiquette”, cioè l’insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente internet nel rapportarsi con gli altri utenti attraverso risorse, quali: newgroup, mailing list, forum, blog o e-mail;
    11. scaricare video, musica e film solo da siti a pagamento (legale) e non da quelli gratuiti (illegale);
    12. usare la testa prima di cliccare.



 L’incontro è durato circa un’ora e mezza ed è stato interessantissimo, perché ci ha costretto a riflettere su cose di cui sentiamo parlare, ma di cui spesso non ci curiamo; probabilmente ora, quando accenderemo il PC, avremo maggiore consapevolezza delle nostre azioni e agiremo con maggiore cautela: selezioneremo con più rigore ciò che si deve fare da ciò che non deve essere assolutamente fatto e sceglieremo solamente amici “veri” con cui chattare.




CERTE ESPERIENZE VANNO RIPETUTE!!!!!!!



La mitica II^A