martedì 5 aprile 2011

Il Bullismo

Il bullismo è un fenomeno diffuso nelle scuole. I bulli sono ragazzi che sadicamente e per noia(soprattutto)si divertono a fare violenze su alcuni ragazzi considerati “deboli”. Il bullismo è diventato famoso negli anni ottanta. Il bullismo si differenzia dalla prepotenza e dalla generica violenza perché è continuativo e voluto. I bulli secondo l’opinione degli psicologi,sono persone fragili e incapaci di vivere relazioni normali. Per esempio hanno bisogno di complici per organizzare i loro agguati.
Una indagine statistica del 2005 svolta fra più di mille ragazzi distribuiti fra quinta elementare e terza media ha fatto emergere che il 32% del totale è coinvolto quotidianamente in episodi di bullismo,il 39% è responsabile di almeno un episodio di bullismo alla settimana e le vittime sono il 52%.
L’indagine(i dati provengono dal libro di testo di antologia di prima media)prosegue:le vittime subiscono;

1 posto:prese in giro col 70,86%
2 posto:offese e insulti col 49,29%
3 posto:scherzi pesanti col 29,53%
4 posto:esclusioni dalle compagnie col 26,83%
5 posto:minacce col 25,8%
6 posto:aggressioni fisiche col 24,01%
7 posto:furti di scarso valore col 22,59%
8 posto:furti importanti col 11,3%
9 e ultimo posto:estorsioni di denaro col 9,11%


I bulli,sempre secondo,l’indagine,colpiscono

1 posto:in classe col 28,84%
2 posto:fra casa e scuola col 21,44%
3 posto:nei corridoi col 15,99%
4 posto:nello spogliatoio col 14,36%
5 posto:in cortile col 7,77%
6 e ultimo posto:in bagno col 1,60%


I compagni-testimoni dicono:

1 posto:fanno finta di niente col 45,25%
2 posto:fanno il tifo per il bullo col 41,58%
3 posto:cercano di aiutare il più debole col 16,09%
4 posto:escludono la vittima col 15,29%
5 posto:isolano il bullo col 8,01%
6 e ultimo posto:sono spaventati col 4,44%


Il bullismo quindi deve essere isolato e i ragazzi colpiti da questo fenomeno devono farsi aiutare.

Leonardo Servidio

2^ C

Doppio Click

“Fai doppio click sull’icona con il teschio“
Queste erano le parole di Gibson mentre ragionava su come fare per aprire il collegamento ad Internet.
Mentre pensava, davanti a lui apparve una cartella con il mittente anonimo.
Gibson era preoccupato perché la sua famiglia era in Inghilterra mentre lui si era spostato momentaneamente in Francia per motivi lavorativi ed economici.
L’uomo cercava disperatamente di aprire l’e-mail, mentre senza il click e l’ordine di nessuno apparve un messaggio di multimedia e contemporaneamente si riprodusse un video con una persona mascherata che con un sorriso malizioso diceva le seguenti parole:
“Tu non potrai fare niente per cambiare il destino della tua famiglia… Moriranno tutti! E se non la smetti di fare quello che stai facendo, ti seppelliremo assieme a tutti i tuoi parenti!“.
Gibson, preoccupatissimo, si ritirò dai suoi impegni lavorativi e iniziò frettolosamente a correre con la
sua macchina in aeroporto; chiamò la polizia che avvisò tutte le pattuglie della città di Londra .
Arrivato alla meta, davanti casa vide centinaia di pattuglie della polizia; aveva il cuore che batteva a mille, quando vide per terra tutti i suoi parenti, morti in modo violento; accanto ai corpi delle pistole.
Scoppiò a terra piangendo disperatamente e ad un certo punto divenne tutto più chiaro.
Gibson lavorava per un’azienda di armi per lo sport di tiro al piattello.
Come suo maggiore concorrente aveva un cinese.
Il protagonista del video, che uno sconosciuto gli aveva inviato, era mascherato dal naso in giù, ma gli occhi si vedevano perfettamente: l’inglese poteva benissimo dire che fossero a mandorla, come effettivamente sono quelli dei cinesi, oltretutto la cosa che lo fece maggiormente avvicinare alla soluzione era la voce molto spigolosa e quasi sicuramente straniera.
Le armi con cui i suoi parenti erano stati uccisi stavano a simboleggiare il lavoro del cinese e non ci voleva un genio per interpretare un indizio così elementare.
Gibson si inginocchiò, pregò e promise a tutta la famiglia che avrebbe fatto giustizia con la stessa arma che l’assassino aveva usato contro di loro.
Tornò a casa, accese il suo Pc: sullo schermo l’icona mortale imperava.
Oramai la decisione era stata presa e non sarebbe sicuramente tornato indietro.
Fu un attimo… tre… due… uno…
DOPPIO CLICK!!!!!
Filippo
2^ C 

giovedì 31 marzo 2011

Riflessioni

L'episodio che ci hanno raccontato i poliziotti ci fa capire che bisogna stare molto attenti con questi siti, perché ci possono essere persone, anche più grandi di noi, che approfittano della nostra ingenuità. Quindi se si vuole entrare in questi siti, bisognerebbe farlo insieme ad un genitore. Un'altra cosa di cui ci hanno parlato i poliziotti è il bullismo. Ho capito che non bisogna fare sempre quello che ci viene chiesto da altri, ma bisogna usare la propria testa e raccontare sempre le cose che non riteniamo giuste ai genitori o agli insegnanti.


Elisa Ferri, I B

Riflessioni

Io sono uno dei pochi ragazzi della classe che non ha nè Facebook nè Messanger e sono sempre più contento di questo, perché le amicizie di Facebook non sono fatte di sentimenti, ma di frasi che spesso sono anche copiate. Oggi i ragazzi si "rifugiano" in uno schermo, a chattare con persone che neanche conoscono e che su facebook possono vestire i panni di gente a posto, mentre in realtà non lo sono. Le persone senza problemi sono quelle che fanno attività sportiva e che si relazionano apertamente con gli altri. Invece i bulli per me sono dei veri e propri deboli, perché sono dei codardi, agiscono in gruppo contro una sola persona che è molto più debole di loro. Io sono contro il bullismo e appena vedo un bullo lo segnalo alla professoressa, perché dirlo non vuol dire fare la spia ma fare giustizia.


Nicola Laloni, I B

Riflessioni

Secondo me, quello che hanno detto gli agenti di polizia è giusto, ma so che è molto difficile distinguere le persone con buone intenzioni da quelle con cattive intenzioni e molta gente non sa farlo.Durante il secondo incontro ci hanno parlato di alcuni reati, ma prima abbiamo visto un filmato in cui si raccontava tutta la vita di un povero ragazzo morto durante una partita Catania-Palermo. Il reato che mi ha colpito di più è quello di far fare ad una persona cose che non vuole fare. Mi ha colpito perché è il reato più comune tra i bulli. Il progetto consiste anche nel creare un blog in cui parlare di queste cose. Mi ha molto interessato questo progetto e sono felice di avervi aderito.


Alen Stambolliu
I B

Riflessioni

L'episodio raccontato dai poliziotti sul bullismo mi è sembrato molto grave, perchè il ragazzo si sarà sentito umiliato. Il bullismo mi sembra un comportamento vergognoso, e poi, alla fine, sono i bulli a pagarne le conseguenze. Un consiglio: se qualcuno vi dà fastidio, ditelo ad un adulto, ai genitori, alla preside. Il bullismo porta solo vergogna ed è frutto di ignoranza. Molto spesso il bullismo viene associato al razzismo perché ci sono ragazzi ignoranti che pensano che avere un diverso colore della pelle significhi essere inferiori e tutto ciò è molto brutto.


Gloria Perugini, I D

Riflessioni

Durante i due incontri con il Vicequestore abbiamo parlato molto del bullismo e della sicurezza durante la navigazione in rete; i poliziotti ci hanno raccontato le loro esperienze personali ed alcuni episodi accaduti a dei ragazzi che loro hanno aiutato. Per me le cose che ci hanno raccontato possono esserci d'aiuto; ascoltando le loro esperienze ho capito che se si assiste ad episodi di bullismo bisogna raccontarlo ad un genitore, ad un insegnante o ad un adulto che ci potrebbe aiutare. Durante questi incontri ho riflettuto molto ed ho capito che essere bullo è una cosa bruttissima e se lo sei finisci nei guai. L'argomento che però mi ha colpito di più è la navigazione in rete: sembra innocua ma può essere pericolosa perché può inserire dei virus nel computer e, nei social network, potresti accettare l'amicizia di una persona che non conosci, che potrebbe approfittare di te, per questo sarebbe meglio navigare con i propri genitori. Questi incontri sono stati molto istruttivi e per me sarebbe bello anche discutere di questo in classe.


Agnese Bertuccioli, I D