giovedì 31 marzo 2011

Riflessioni

L'episodio che ci hanno raccontato i poliziotti ci fa capire che bisogna stare molto attenti con questi siti, perché ci possono essere persone, anche più grandi di noi, che approfittano della nostra ingenuità. Quindi se si vuole entrare in questi siti, bisognerebbe farlo insieme ad un genitore. Un'altra cosa di cui ci hanno parlato i poliziotti è il bullismo. Ho capito che non bisogna fare sempre quello che ci viene chiesto da altri, ma bisogna usare la propria testa e raccontare sempre le cose che non riteniamo giuste ai genitori o agli insegnanti.


Elisa Ferri, I B

Riflessioni

Io sono uno dei pochi ragazzi della classe che non ha nè Facebook nè Messanger e sono sempre più contento di questo, perché le amicizie di Facebook non sono fatte di sentimenti, ma di frasi che spesso sono anche copiate. Oggi i ragazzi si "rifugiano" in uno schermo, a chattare con persone che neanche conoscono e che su facebook possono vestire i panni di gente a posto, mentre in realtà non lo sono. Le persone senza problemi sono quelle che fanno attività sportiva e che si relazionano apertamente con gli altri. Invece i bulli per me sono dei veri e propri deboli, perché sono dei codardi, agiscono in gruppo contro una sola persona che è molto più debole di loro. Io sono contro il bullismo e appena vedo un bullo lo segnalo alla professoressa, perché dirlo non vuol dire fare la spia ma fare giustizia.


Nicola Laloni, I B

Riflessioni

Secondo me, quello che hanno detto gli agenti di polizia è giusto, ma so che è molto difficile distinguere le persone con buone intenzioni da quelle con cattive intenzioni e molta gente non sa farlo.Durante il secondo incontro ci hanno parlato di alcuni reati, ma prima abbiamo visto un filmato in cui si raccontava tutta la vita di un povero ragazzo morto durante una partita Catania-Palermo. Il reato che mi ha colpito di più è quello di far fare ad una persona cose che non vuole fare. Mi ha colpito perché è il reato più comune tra i bulli. Il progetto consiste anche nel creare un blog in cui parlare di queste cose. Mi ha molto interessato questo progetto e sono felice di avervi aderito.


Alen Stambolliu
I B

Riflessioni

L'episodio raccontato dai poliziotti sul bullismo mi è sembrato molto grave, perchè il ragazzo si sarà sentito umiliato. Il bullismo mi sembra un comportamento vergognoso, e poi, alla fine, sono i bulli a pagarne le conseguenze. Un consiglio: se qualcuno vi dà fastidio, ditelo ad un adulto, ai genitori, alla preside. Il bullismo porta solo vergogna ed è frutto di ignoranza. Molto spesso il bullismo viene associato al razzismo perché ci sono ragazzi ignoranti che pensano che avere un diverso colore della pelle significhi essere inferiori e tutto ciò è molto brutto.


Gloria Perugini, I D

Riflessioni

Durante i due incontri con il Vicequestore abbiamo parlato molto del bullismo e della sicurezza durante la navigazione in rete; i poliziotti ci hanno raccontato le loro esperienze personali ed alcuni episodi accaduti a dei ragazzi che loro hanno aiutato. Per me le cose che ci hanno raccontato possono esserci d'aiuto; ascoltando le loro esperienze ho capito che se si assiste ad episodi di bullismo bisogna raccontarlo ad un genitore, ad un insegnante o ad un adulto che ci potrebbe aiutare. Durante questi incontri ho riflettuto molto ed ho capito che essere bullo è una cosa bruttissima e se lo sei finisci nei guai. L'argomento che però mi ha colpito di più è la navigazione in rete: sembra innocua ma può essere pericolosa perché può inserire dei virus nel computer e, nei social network, potresti accettare l'amicizia di una persona che non conosci, che potrebbe approfittare di te, per questo sarebbe meglio navigare con i propri genitori. Questi incontri sono stati molto istruttivi e per me sarebbe bello anche discutere di questo in classe.


Agnese Bertuccioli, I D

Il poliziotto: un amico in più

L’Istituto Comprensivo di Montelabbate ha aderito al progetto “ Un poliziotto per amico ”.


Consiste nell’informare i giovani dei pericoli che si possono incontrare attraverso internet: adescamenti tramite social network vari come facebook, messenger, twitter, o alcuni siti “finti”, etc. Essi possono rivelarsi pericolosi per la sicurezza delle persone, soprattutto per i minorenni spesso vulnerabili o incoscienti.

Ci sono stati due incontri con poliziotti, addetti alla sicurezza minorile informatica,che hanno spiegato ai ragazzi come ci si può difendere da tali pericoli.

Nel primo incontro hanno spiegato, in particolare, come proteggere i computer attraverso antivirus, firewall, etc. Hanno raccomandato di tenere sempre aggiornati e informati i genitori di ciò che accade in rete. Ci sono stati diversi casi di ragazzi/e adolescenti che sono stati/e avvicinati/e da persone adulte che si sono finte qualcun altro e hanno imbastito relazioni che sono anche sfociate in rapporti sessuali.

Nel secondo incontro hanno parlato di alcuni reati che le persone possono commettere come furto, omicidio, violenza privata, spaccio, commercio o utilizzo di droghe, etc. e le rispettive “varianti” e “punizioni”.

Io penso che sia stata un’ottima idea da parte della scuola aderire a questo progetto perché è necessario che i ragazzi e le persone conoscano i rischi ai quali vanno incontro.

Daniele II C

Un poliziotto per amico

Montelabbate: Giovedi la scuola media G. Rossini


ha ospitato i poliziotti per un incontro con le classi

prime, seconde, terze.

Hanno spiegato come la CHAT possa essere pericolosa

e come i ragazzi si devono comportare in alcune

situazioni .

Nonostante il discorso fosse molto delicato, i ragazzi sono riusciti ad ascoltare le spiegazioni e anche a

fare qualche intervento .

La polizia ha comunicato che essi rispondevano alle domande e sapevano raccontare anche alcuni episodi.



Nel secondo incontro, che si è svolto due settimana fa,

hanno affrontato un altro discorso :la DROGA.

Secondo i poliziotti è stato molto importante discuterne

con i ragazzi perché è molto importante

avvisarli su quanto può essere pericoloso avere contatto con questa sostanza.

I poliziotti si sono resi conto anche di quanto i giovani ascoltatori fossero già informati e si sono congedati dicendo che sperano che queste due lezioni siano servite.

Secondo me gli incontri che abbiamo affrontato con i poliziotti sono stati molto importanti e interessanti perché ci possono servire per un futuro.

Stephanie II C

AMICI IN RETE

Ero lì, tranquillo, a messaggiare con i miei amici in rete, fuori una bella giornata.


Ad un tratto, qualcosa sul monitor lampeggiò.

Una richiesta d’amicizia, né “A” né “O”, accettai; continuando a fare ciò che stavo facendo senza dargli troppa importanza.

Poi ripensandoci, provai a scrivergli, colto dalla curiosità. Gli chiesi chi fosse, dove abitasse e cosa facesse nella vita.

Lui rispose in maniera molto educata, gentile e discreta: 20anni, di Riccione, cuoco Questo, di lui mi colpì, fidandomi senza problemi.

Dopo qualche mese decidemmo di incontrarci con la premessa di vederci insieme ad i miei amici, magari organizzando una passeggiata, ed una partita a calcio.

Lui accettò volentieri e ci raggiunse all’incontro.

Tutti noi passammo un bellissimo sabato, tra un gelato in viale ed una partita al campetto.

Lui era di qualche anno più grande di noi, aveva una bellissima 500 nuova-nuova e ci portò a fare un bel giro in Panoramica; quando poi si fece notte, ci accompagnò a casa uno ad uno, lasciando me per ultimo…

Il mese dopo facemmo la stessa cosa. Lo stesso il mese dopo ancora.

Ricordo che andammo avanti per un annetto, era praticamente uno di noi.

Il 25 di ottobre, come da manuale ci rincontrammo, questa volta, per la prima volta, fummo tutti invitati a casa sua. Una cena tra amici sembrava.

Come da persone educate andammo a lavarci le mani uno alla volta ma, cosa strana, non tornava mai nessuno dal bagno.

Prima di me andò Giorgio, e dopo di me più nessuno. Due minuti, due solamente ed un grido avvolse la casa, poco dopo un tonfo.

Penso di non essere mai stato così terrorizzato come quella volta. Correvo così veloce che mi sembrava di volare. Andai diretto al commissariato di polizia per raccontare l’accaduto ed il capo della polizia si diresse sul posto.

Il caro amico della rete ed i miei amici erano scomparsi nel nulla, come per incanto.

II C







ADDESCAMENTO IN CHAT

Quel giorno di novembre non fu mai dimenticato da Emily Bradly.


17-11-2007, questa è la data. E questi sono i fatti.

Era una fredda mattinata, ed Emily stava comodamente seduta sulla sua poltroncina in pelle di coniglio. Chattava con i suoi amici per aggiornarsi dei nuovi scoop scolastici data la sua assenza in questi giorni a causa di un malessere.

Improvvisamente il suono di una nuova notifica impaurì Emily; si affrettò ad aprire la cartella, questa volta però era una cartella speciale, privata.

Si trattava di una richiesta d’amicizia da parte di uno sconosciuto. Inconsciamente lei accettò, di certo non poteva sapere cosa le sarebbe accaduto. L’uomo volle subito avere un contatto con lei, ma malgrado la sua insistenza Emily non si fece influenzare e gli chiese come avesse avuto il suo contatto. L’adulto cercò di uscirne con ogni scusa possibile per far sì che la ragazza si convincesse della sua innocenza. Disse di averla contattata per caso avendo inserito un e-mail errata. Quando vide che Emily iniziò a fidarsi le propose un incontro amichevole...

Ma l’uomo voleva ben altro che un incontro amichevole!

Lei accettò e si salutarono.

Arrivato il fatidico giorno i due si videro in una caffetteria, non molto lontano da casa della ragazza. L’adulto non fu molto puntuale, ma si presentò ugualmente; fu molto sciolto nel conversare, mentre Emily non si sentiva a suo agio.

Il suo “nuovo amico” le propose un viaggio in moto dopodiché si sarebbero trattenuti per qualche oretta a casa sua. Lei accettò.

Si ricordò in quel momento dell’incontro che c’era stato a scuola con i poliziotti che avevano allertato i ragazzi sulla pericolosità delle amicizie nate nelle chat…

Mentre lui pagava il conto, Emily ne approfittò per andare in bagno .

Uscirono. La ragazza, preso il casco in mano, salì sulla moto dello sconosciuto e finalmente arrivarono all’appartamento.

Lui le prese la mano e l’accompagnò fino al portone tentando di darle un bacio, lei si tirò indietro ma lui insisteva strattonandola verso casa.

Nello stesso istante in cui la ragazza riusciva a liberarsi arrivò la polizia e arrestò il pedofilo oramai sgamato.

Emily aveva avuto la prontezza di telefonare alle forze dell’ordine nel bagno della caffetteria, ma la paura di essere ormai in trappola era stata tanta e si riteneva fortunata perché ne era uscita fuori appena in tempo!

Ringraziò gli uomini in divisa ; la sua famiglia, cui era stata amorevolmente riconsegnata, fece altrettanto.

Da allora decise che per un po’ avrebbe lasciato perdere le chat e ad ogni modo avrebbe concesso la sua amicizia solo agli amici che già conosceva nella vita reale.



Vanessa 
II C

Una brutta avventura

Martina viveva nel suo tranquillissimo appartamento a Livorno,con sua madre e suo padre.


La ragazza frequentava un istituto scolastico delle medie(3d) della città,aveva molte amiche e aveva un’ intensa vita sociale. Martina aveva anche Facebook,dove chattava con i suoi compagni.



Un giorno uno sconosciuto le chiese l’amicizia. La ragazza ci pensò un attimo:i suoi genitori non le avevano sempre detto di non fidarsi degli sconosciuti?Ma lei voleva soltanto sapere, dopotutto, se questo ragazzo le avrebbe fatto richieste strane. Se fosse stato così avrebbe potuto chiudere tranquillamente la conversazione. Accettò.

Seppe soltanto dopo che in quell’attimo commise il più grosso errore della sua vita.



L’uomo si presentò come un ragazzo di quindici anni, desideroso di conoscerla. Disse che si chiamava Adriano Perici e viveva nella sua stessa città, nella periferia, in campagna. Il ragazzo utilizzava un linguaggio adolescenziale, accattivante e nell’arco di cinque mesi divennero ottimi amici. La ragazza si fidava di lui. Soltanto le sue amiche seppero del rapporto che c’era fra di loro.

Al quinto mese di conoscenza Adriano chiese a Martina di raggiungerlo in campagna, e le disse:”Perché non porti qualcuno con te?Potremmo parlare tutti insieme,ok?”. Martina accettò dopo un momento di esitazione.

Decise che avrebbe condotto con sé Melissa,la sua intima amica. Il ragazzo diede loro il suo indirizzo.



Le ragazze dopo aver inventato una banale scusa ai loro genitori,presero un autobus e raggiunsero la fermata davanti alla casa di Adriano. Era piuttosto squallida e sporca, a giudicare dai muri coperti di sudiciume. Dalla casa uscì un uomo sulla quarantina, alto, robusto e forte con uno sguardo gelido e freddo. Disse in tono cordiale:”Ciao,ragazze,che ne dite di entrare dentro?Sono il padre di Adriano,arriverà fra poco”.

Le ragazze entrarono e l’uomo le condusse in garage,dove mostrò loro una interessante collezione di arnesi, ma mentre loro guardavano lui prese una corda e gliela strinse addosso,immobilizzandole. Poi tappò loro la bocca e afferrò gli arnesi, minacciando di ucciderle. Lui non era Adriano,ma un pazzo! A quel punto, fortunatamente si sentirono le sirene delle auto della polizia. I poliziotti irruppero nel garage e arrestarono l’uomo. Più tardi, le forze dell’ordine svelarono alle ragazze che i loro genitori, preoccupati per la loro prolungata assenza avevano informato i poliziotti che, intercettando l’autobus e interrogando l’autista, avevano scoperto dove si trovavano le ragazze. Martina e Melissa riabbracciarono piangendo i loro genitori e giurarono di non andare mai più in cerca di guai.





Leonardo  II C

L'abito di seta


Settembre 2006.



Il tempo cambia, l'estate vola e gli uccellini, che esprimevano la loro presenza attraverso una sinfonia di suoni, ora sono spariti lasciando un silenzio ed un vuoto enorme nelle anime di tutte quelle persone che in questo momento si disperano, all'idea di non poter più rivedere, quella fantastica, piccola, innocente ragazzina, che per colpa sua, solo e soltanto sua, ha dovuto lasciare la vita nelle mani della morte. ..

Tutto cominciò, per un pezzo di stoffa. Strano direi, ma non per lei. Possiamo dire che "EBAY" sia un complice di questo omicidio.

Brigitte Sallivan, all'età di tredici anni, decise che per il compleanno di sua madre quell'anno le avrebbe regalato un vestito di seta.

Andò su Ebay e, cercando, trovò un vestito di seta che catturò subito la sua attenzione, ignara che dietro a quell'abito ci fosse un assassino.

Il 15 settembre, il venditore le disse che avrebbe dovuto pagare e che per farlo avrebbero dovuto incontrarsi a Main Street. Lei esitò per un attimo ma alla fine, sicura del suo piano, decise di accettare di incontrare quel truffatore. Chiamò i carabinieri per farsi accompagnare dall'uomo.

Main street era una strada buia, priva di qualsiasi spiraglio di luce, da dove anche il più cattivo della mala sarebbe voluto scappare.

Il vento le faceva volare i capelli come fili di lana, e nei suoi occhi, vagava un mare di paura. Quando per la prima volta lo vide si fece coraggio perché sapeva che qualsiasi cosa sarebbe successa, i poliziotti erano lì pronti a entrare in azione, ma questo non bastò perché il malfattore prese la ragazzina, la girò di spalle le mise un braccio intorno al collo, così forte da non farla respirare, e le puntò una pistola alla testa. Gridando disse ai poliziotti " Se non abbassate le pistole, io le sparo!" I poliziotti ascoltarono ciò che aveva detto loro, e quando fecero quello stupido gesto, si sentì un colpo che rimbombò su tutta Main Street.

L'unica cosa che restava da fare a Brigitte era solo raggiungere la luce divina che era davanti a lei e lasciarsi alle spalle quel mondo maledetto che le aveva tolto l'unica cosa alla quale non avrebbe rinunciato mai.... la vita!



Gloria  II C

giovedì 17 marzo 2011

“IL POLIZIOTTO, UN AMICO IN PIÙ”


Il 21 febbraio a scuola è venuto il vice questore a parlarci dei rischi di internet e anche a spiegarci come tenere il computer protetto: attività utile a farci perdere delle ore di scuola, ma per altro superflua e, pensavamo, fuori luogo in quanto la “virtualità” è, ormai,  pane quotidiano. Noi trascorriamo tante ore del nostro tempo libero a navigare su internet, è diventata una piacevole abitudine e, come spesso ci riconoscono gli adulti, siamo anche molto bravi a farlo: conosciamo il linguaggio virtuale, sappiamo dove e come cercare qualsiasi informazione, ci piace chattare con i compagni e gli amici per condividere gioie e pene. Spesso, però, siamo degli sprovveduti, perché possediamo la “tecnica” per accedere a qualsiasi sito, ma non ci interessa né leggere contratti né informarci su possibili rischi. Per noi è un gioco “innocente” e non pensiamo che qualcuno potrebbe seriamente farci del male, attraverso il monitor. Il vice questore, invece, ci ha costretto a riflettere proprio sui possibili rischi e, quindi, sulla necessità che un adulto vigili sul minore che utilizza il computer.
Ha esordito raccontandoci ciò che è capitato a una ragazza della nostra età di Fano: si è ritrovata in una stanza di hotel con un quarantenne che aveva conosciuto chattando!?!?!.
Poi è passato ad informazioni “tecniche” di grandissima utilità per la nostra sicurezza.
Le piazze virtuali cui si deve fare maggiore attenzione sono: facebook e twitter, che sono dei social network, cioè siti in cui si può chattare con persone non sempre in buona fede.
Attraverso delle immagini il prefetto ci ha elencato i pericoli maggiori in cui si può incorrere:

  • adescamenti in chat,
  • droga on line,
  • frodi on line,
  • pedopornografia.

Per essere protetti da tutto ciò ci sono delle “pillole di sicurezza”, ossia delle azioni che una persona deve sempre assolutamente fare:
    1. installare e tenere aggiornato costantemente l’antivirus, attivare il firewall, tenere aggiornato il sistema del computer,
    2. installare un antispyware e aggiornarlo ( si evitano l’entrate di sofwere altrui);
    3. scegliere una password solida, composta almeno da caratteri alfanumerici e non lasciarla memorizzato nel computer;
    4. se si ricevono dei link da sconosciuti, stare attenti nell’aprirli;
    5. nelle pagine personali dei social network, limitare la visione dei propri dati personali solo alle persone con cui si vogliono condividere, utilizzando le opzioni sulla privacy;
    6. non usare la web-came con gli sconosciuti;
    7. chiedere ai propri genitori se si possono mettere immagini e/o video su yuotube o facebook, perché, il più delle volte,  non è più possibile rimuoverli definitivamente;
    8. non pubblicare foto o video di minori senza il consenso dei genitori (si rischia una denuncia);
    9. fare attenzione ai siti cloni che cercano di far inserire dati personali di accesso per poi rubarli;
    10. conoscere la “netiquette”, cioè l’insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente internet nel rapportarsi con gli altri utenti attraverso risorse, quali: newgroup, mailing list, forum, blog o e-mail;
    11. scaricare video, musica e film solo da siti a pagamento (legale) e non da quelli gratuiti (illegale);
    12. usare la testa prima di cliccare.



 L’incontro è durato circa un’ora e mezza ed è stato interessantissimo, perché ci ha costretto a riflettere su cose di cui sentiamo parlare, ma di cui spesso non ci curiamo; probabilmente ora, quando accenderemo il PC, avremo maggiore consapevolezza delle nostre azioni e agiremo con maggiore cautela: selezioneremo con più rigore ciò che si deve fare da ciò che non deve essere assolutamente fatto e sceglieremo solamente amici “veri” con cui chattare.




CERTE ESPERIENZE VANNO RIPETUTE!!!!!!!



La mitica II^A

venerdì 11 marzo 2011

...La Sicurezza su Internet...




 Ormai il computer e la rete fanno parte delle generazioni che stanno nascendo, ma ogni volta che tocchiamo un pc ci viene detto di stare attenti…perché?




 
Ormai vocaboli come postare, chattare, taggare, sono di uso collettivo…cosa hanno in comune? Il fatto di essere parole inglesi, italianizzate o forse, ancora meglio, sono parole che vengono utilizzate all’interno di Social Network? Quest’ultima, nonostante siano vere entrambe, sembra essere la risposta migliore.
Ed è pensando ad una domanda sullo stare attenti su internet che ci vengono in mente i Social Network, i luoghi virtuali in cui le persone si “incontrano”. Negli ultimi anni il numero di adolescenti che utilizzano il computer per accedere ad internet e conseguentemente ai Social Network, è aumentato considerevolmente. Quello che più ci interessa di questo fatto, è l’iscrizione a questi luoghi d’incontro virtuali: per entrare a farne parte bisogna inserire i propri dati personali e un indirizzo Email, questo indica, quindi, la crescita di vari rischi, quali: furto d’identità, stalking(anche se solo informatico), molestie, pressioni psicologiche, brutti incontri, adescamenti vari e purtroppo anche pornografia e pedopornografia…

 Fra le tante cose, noi ragazzi cerchiamo di riempire le nostre pagine di profilo, e quale modo migliore se non quello di inserire immagini di qualunque tipo, che vanno dai nostri idoli alle nostre?! E quest’ultime vanno ovviamente modificate perché sarebbe un sacrilegio lasciarne così scarne…non sia mai! E quale altro motivo ci serve per imparare ad usare dei semplici e, talvolta,  demenziali programmi di image editing online? Beh, questo lo possiamo fare ma leggere qualche condizione prima di iscriversi in un sito o da qualunque altra parte è assolutamente fuori questione, non sia mai che leggendo, magari semplicemente nel web e non nelle condizioni, troviamo delle notizie che ci fanno frenare e pensare…”ma, me ne pentirò?”
Sapete, ci si rimane un po’ di stucco quando si scopre che un account non verrà mai cancellato, o meglio, non si potrà mai più cancellare, perché è così, e poi cercando si scopre perché è per soldi…ma questa sembra proprio essere la società che si va formando, una società in cui si da (quasi) tutto per scontato.

E cosa possiamo fare per non andare a cercare i rischi, senza smettere di utilizzare internet?


Sicuramente una cosa con cui iniziare è cambiare spesso le password di accesso alle risorse condivise, se non altro, qualche cracker venuto a conoscenza del nostro indirizzo IP che vuole approfittarsene farà più fatica… Ovviamente tutte le password che si creano dovranno essere di almeno 8 caratteri tra lettere, numeri e segni.

 Altra cosa da fare è stare attenti in che siti e programmi si va a finire. Vi sono infatti dei programmi che “ospitano” backdoor che fanno da tramite per l’esportazione di informazioni dal computer che li ospita.
Impostare il broswer, affinché sia capace di avvertire prima di avviare o scaricare dei  programmi.
Una cosa più che importante è stare attenti alla posta che non ci sembra “affidabile”. La posta sospetta infatti può contenere backdoor e/o virus, quindi attenzione! Leggiamo solo la posta che arriva dalle persone a cui abbiamo dato il nostro indirizzo email. E soprattutto…non rispondiamo mai “unsubscribe” quando si riceve posta indesiderata dai vari siti pornografici !!!
I backdoors non sono sempre virus, quindi anche con un efficace antivirus sarà difficile scovarli.
Infine, ma non per importanza, attenzione con chi si parla, attenzione con chi ci si scambia email e a cosa ci si scrive nelle mail, e non solo per le intercettazioni ma anche perché non si sa mai quanto il destinatario possa avere cura delle informazioni che arrivano…in effetti…l’ultima cosa da fare è quella di scambiare informazioni personali e dettagli di account tramite email, sms, mms, telefonate ecc…se proprio vi è il bisogno di farlo…beh, che lo si faccia a voce!


Se per caso scrivessimo su google “sicurezza”, tra i tanti risultati di ricerca ( ben 42.400.000 risultati in 0,07 secondi) verrà fuori anche la sicurezza su internet e perché non documentarci un po’?  Noi, a quanto pare, lo abbiamo fatto e non è sicuramente stata una perdita di tempo. Se non altro i nostri genitori saranno sicuramente più tranquilli visto che abbiamo acquisito maggiore consapevolezza.     



Classe I A



COMMENTI E RIFLESSIONI SULL’INCONTRO: EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’


La polizia fa bene ad avvertirci su quello che ci potrebbe succedere se finiamo nelle mani di una persona che ci vuole fare del male , anche io all’inizio credevo che non mi poteva capitare ma dopo quello che ci hanno raccontato ho cambiato idea.
Quando pensi a una rapina  ti viene in mente quella in banca, e anche a me ; però quando hanno spiegato che poteva essere semplicemente rubare qualcosa e dare una spinta o minacciare il proprietario mi sono un po’ stupita, ma dopo mi è parso tutto più chiaro.
Io sono d’accordo nel dire che il bullo è prepotente e che ha bisogno di aiuto perché non sta bene con se stesso, tuttavia resta sempre una cosa molto difficile da superare; per questo sto sempre attenta quando sono da sola e consiglio di farlo anche a voi .
 (ALESSIA)

Per esempio in corriera si deve fare a pugni per ottenere i posti in fondo e o sei raccomandato o le prendi oppure ti difendi dandole. 
(ALBERTO)

La cosa che mi ha colpito di più è stata la lettera che il vicequestore ha letto alla fine.
Essa trattava di una famiglia normale, con due genitori che lavoravano ma con un figlio che si drogava da ben sette anni. Le sue richieste di denaro erano enormi e se non riceveva soldi minacciava di morte. Si iniettava  eroina due volte al giorno, violentava e metteva a soqquadro il suo appartamento. I poveri genitori erano disperati e chiedevano aiuto alla polizia.
Riflettendoci questo problema può verificarsi in qualsiasi famiglia, ma la cosa più assurda è che il ragazzo era uno studente modello ed aveva iniziato il giro di droga per puro divertimento.
Nonostante ciò mi è sembrato tutto molto coinvolgente e la frase che mi è rimasta più impressa diceva “ragiona con la tua testa”
(ELISA).

Le violenze invece possono essere sia verbali che fisiche.
Per le violenze fisiche si può intendere, violenze sessuali o anche fare delle risse, invece per violenze verbali si intende minacce e parole offensive.
(SARA)

Mi ha fatto pensare la storia della ragazza che tramite Messenger  ha conosciuto un signore che ha abusato di lei. Ho capito che devo stare molto più attento su ogni social network. 
 (ALESSANDRO)

Quando hanno parlato di murales, mi sono ricordato di alcuni episodi capitati agli amici di mio fratello. Stavano facendo delle scritte in un muro, quando un tizio li vede e chiama il proprietario del muro: i ragazzi fuggono con i motorini.
(FRANCESCO)


                                                                                                                                             Classe II B

Bullismo, cosa ho capito dopo averne sentito parlare...



Se si andasse a cercare su internet, anzi, su wikipedia, quello che troveremo scritto nelle prime frasi sarà: «il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico. In particolare con il termine bullismo si intende riunire aggressori e vittime in un'unica categoria». Sicuramente è una frase piuttosto articolata, io sicuramente dire che il bullismo è una forma di prepotenza fatta da una persona verso un’altra, alla fine il significato è lo stesso… Purtroppo quello che ho capito dall’intervento che hanno fatto il vicequestore e due ispettori, è che il bullismo c’è sempre stato, c’è e ci sarà sempre. Per quanti sforzi si possano fare, ci sarà sempre qualcuno che si vorrà innalzare sugli altri e non per fare qualcosa di giusto. Per farci capire di cosa parlavano ci hanno raccontato dei fatti che sono realmente successi e che mi hanno fatto tornare in mente degli episodi di alcuni telefilm in cui si parlava di questo argomento. Un racconto è stato quello dei panini: dei ragazzi più grandi “facevano le loro ordinazioni” ai ragazzi di prima aspettandosi così la merenda per il giorno dopo. Per fermarli, un ragazzo che aveva assistito a questa scena, andò dalla preside, a denunciare il fatto, che subito prese provvedimenti. Questo fatto mi ha ricordato, come ho già detto, un telefilm, lì il ragazzino che doveva portare il pranzo ai bulletti di turno continuava a stare zitto finché la sorella non riuscì a capire e insieme a degli amici non lo fece ragionare. A quel punto il ragazzino si ribellò. Certo, non denunciò il fatto ma fece dei panini che fecero sputare fuoco ai bulletti che non provarono più a fare niente di simile. Questo, così come l’intervento del vicequestore (forse meglio quest’ultimo), mi hanno fatto capire che se mai vedessi succedere una cosa del genere, mi capitasse a me o mi venisse voce, non dovrò stare ferma ad assistere, no, dovrò reagire, far reagire e soprattutto dirlo alla preside, ai genitori, ai poliziotti… dobbiamo considerarli tutti come amici, specie in queste situazioni. Questi problemi vanno affrontati insieme. Solo con l’unità potremmo liberarcene, anche se non del tutto, purtroppo.
 
 


                                                                                                                                 Rebecca Marcolini, 
                                                                                                                                            Classe I A

mercoledì 9 marzo 2011

Le Classi che Partecipano...ecco chi siamo!



Classe I A

Chiara
Elisa
Valentina
Vitalie
Cristian
Sofia
Enrico
Lucia
Giovanni
Rrenalto
Andrea
Rebecca
Matteo
Lisa
Valentina
Camilla
Nicola
Oumaima
Alessandro
Silvia

Coordinatore: Prof. Gnucci Davide



Classe II A

Elena
Michael
Beatrice
Mattia
Mattea
Michele
Veronica
Rocco
Klea
Madalina
Elena
Iebrail
Giulio
Andrea
Alice
Michele
Gerardo
David
Giulia
Luca
Luca
Luca
Marika

Coordinatore: Prof.ssa Federici Milva



Classe I B

Francesco
Sara
Giada
Federica
Andrea
Nicolas
Nicola Jonathan
Elisa
Erica
Nicola
Chiara
Camilla
Luca
Martina
Roberta Pia
Alen
Martina
Ilenia
Fabio
Kelly

Coordinatore: Prof.ssa Inverardi Eleonora



Classe II B

Francesco
Andrea
Eugenia Nancy
Alice
Sara
Nicole
Gemma
Giovanni
Valentina
Agnese
Alessandro
Alice
Linda
Elisa
Marco
Alessia
Alessia
Samuele
Mattia Jasin
Alberto
Lisa
Dimuthu Malshan
Daniel
Giulio

Coordinatore: Prof.ssa Da Rin Nadia



Classe I C

Maria Rita
Giada
Beatrice
Alessandro
Alex
Martina
Tommaso
Nicholas
Giacomo
Antonio
Youness
Leila
Milenia Amalia
Kevin
Robert
Giulia
Alessia
Jessica
Sara
Alessia

Coordinatore: Prof. Trebbi Carlo



Classe II C

Gianluca
Vanessa
Liliana Stephanie
Danieli
Filippo
Federico
Nicolae
Chiara
Alessandro
Zoran
Antonio
Elena
Missy Sacheen
Enrico
Nicola
Noemmi
Luca
Valentina
Caterina
Diego
Nicholas
Maria Francesca
Klea
Leonardo
Gloria

Coordinatore: Prof.ssa Forte Francesca



Classe I D

Federica
Alex
Jasmine
Matteo
Leonardo
Gabriele
Linda
Agnese
Giuseppe Davide
Soukaina
Giada
Erica
Luca
Francesco
Linda
Nicola
Noemi Emoke
Giulia
Alao
Martina
Matteo
Gloria
Madalinn Vasile
Alice

Coordinatore: Prof. Andreoli Marco